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martedì, 10 giugno 2008
Ho ancora da qualche parte, ne sono certo, una copia del Diario Minimo che mi regalasti un pomeriggio di primavera, la tua dedica sulle strade che si perdono e si ritrovano, avevo diciottanni e le nostre strade si sarebbero perse e ritrovate più di una volta. Ho vivide nella memoria le ore passate insieme e le case in cui hai vissuto e le persone che ti hanno amato negli anni. Ho impresse nella mente le parole di una sera a Parco Rignon, era di nuovo primavera, mi dicevi di Nuriev e del coraggio folle, del fascino che aveva per te l'idea di vivere fino in fondo senza mediazioni, senza risparmiare fiato per il domani, senza nascondere la propria essenza agli occhi del mondo. postato da: Tristanbantam | 18:22
| commenti (5) martedì, 22 aprile 2008 Le volte che sto in silenzio... postato da: Tristanbantam | 21:23
| commenti (3) venerdì, 14 marzo 2008
Non ci sta tutto davvero non è possibile mi viene in mente quel film di Lelouch una vita non basta... certo ha fatto di meglio anche lui ma il titolo quello mi è sempre piaciuto non ci stanno insieme le giornate dedicate al lavoro all'amore alla poesia non ci stanno tutte le attenzioni che alla fine diventano disattenzioni non ci sta una sigaretta ancora o un altro bicchiere e si finisce per trascurare i dettagli quando i dettagli sono importanti ma non ci stanno i dettagli e l'insieme nello stesso tempo e nello stesso spazio è inutile che ci provi che è come la gestalt puoi vederne un aspetto alla volta non di più e così lo devi accettare o questo o quello non è mica una cazzata il tempo che scorre e la storia del fiume e le menate di Bergson anche se alle volte vorrei... sì vorrei trovare quel modo di accedere alle cose di esserci ma sono pochi istanti forse giusto il passaggio tra un istante ed un altro quando proprio ti sembra di esserci e di essere in ogni cosa come quando ti innamori e la luce esce dalle cose invece di illuminarle e ti senti migliore e si svelano sentieri che avevi dimenticato per arrivare fino a lì... e lì è un posto senza tempo è un tempo senza spazio qualcosa che a mente lucida ti farebbe schizzare il cervello ma invece no ci sei vivo forte e non c'è un pensiero non c'è giorno né notte né fiumi per filosofi né case abbandonate o future né cieli necessari è così che vanno le cose e stanotte mi fermo ancora a non pensare a te solo si impigliano nella memoria i dettagli uno sguardo che mi cerca la tua mano che prende la sigaretta dalla mia mentre la neve continua a cadere la tua bellezza che mi invade qualcosa che non voglio possedere questo qualcosa che ha un domani lontano dal mio che non ha forma nè tempo che passa e rimane nell'indisturbata indifferenza qualcosa davanti a cui mi raccolgo in silenzio e che certo nemmeno tu potresti dire... lo sai per me rimane il mistero delle cose impossibili di come possa un attimo dilatarsi sino ad occupare intere giornate di come ancora a distanza di settimane il tremore della tua mano si trasmetta alla mia mentre mi sveli incerta una parte del tuo cuore e ancora i tuoi occhi il modo in cui brillano e quel sorriso che affiora come da profondità remote e mi avvolge e mi stringe e mi fa sussultare inaspettato sì inaspettato e ancora più misterioso di ogni altra cosa e forse un giorno il ricordo di te avrà la forma di questo sorriso l'ironia leggera dei tuoi vent'anni che si affaccia al di là di ogni scelta come una risata e ora penso a cosa sia la libertà e come sia difficile raggiungerla vivendo attraverso i sensi attraverso i giorni calandosi nella quotidianità contrariando questo desiderio di immensità e insieme negandosi la possibilità di lasciarsi travolgere mi viene in mente un momento e una frase il sentiero del tao è la scia che la nave lascia dietro di sè ecco non credo ci sia altro non esiste sentiero futuro tracciato la rotta sta solo nel segno che segue le nostre vite e quel poco quel niente è qualcosa di pressochè infinito e forse non c'è nessuna altra ragione nel vivere che afferrare il momento saper essere nè un passo avanti nè un passo indietro rispetto a sè stessi postato da: Tristanbantam | 15:13
| commenti (4) mercoledì, 05 marzo 2008
Le macchine stridenti restano i campi incolti Ma sì, son storie d'altri tempi... postato da: Tristanbantam | 20:48
| commenti (3) mercoledì, 06 febbraio 2008
Guaranteed On bended knee is no way to be free
postato da: Tristanbantam | 22:51
| commenti (10) venerdì, 25 gennaio 2008
- When you will be forty-four, after three months and twenty days... remember chef. Riesco ad aprirgli un varco in cucina, è importante per tutti noi, e così di colpo l'aria si satura del profumo di spezie, il cardamomo, il coriandolo, la curcuma, le foglie di curry, le pentole si riempiono di cibi colorati, i sapori arrivano ai nostri palati come delle stilettate precise da un altro mondo, è la lingua di Jitu questa, il sole di Kerala, una memoria di Oceano. La comunicazione diventa sempre più frenetica e vivace, devo capire dobbiamo capire. Cuciniamo sotto le sue direttive per molte ore, ho fatto di tutto per trovare gli ingredienti di cui aveva bisogno perchè non gli mancassero le parole. Alla fine quando è quasi tutto pronto gli chiedo se è riuscito ad ottenere il risultato che voleva. Samosa with mint chutney, fried prawns and garlic sauce Non c'è niente come il cibo che sia legato alle nostre identità, nel cibo stanno i nostri ricordi d'infanzia, le nostre scelte religiose o etiche, la nostra appartenza sociale, il nostro atteggiamento davanti alla vita. In cucina tutto ciò assume una dimensione sempre più concreta. Noi che lo facciamo per professione viviamo gran parte delle nostre vite a contatto con questi aspetti. Il cibo per noi è una metafora concreta. Che a dirlo pare un ossimoro ma non mi viene termine migliore. Il cibo sta per qualcos'altro ma insieme sta per sé stesso, per ciò che è materialmente. Ed è impossibile scindere i due livelli. Avvicinarsi alla cucina senza tenere conto di quest'unità indissolubile è dannoso per sé e per gli altri. Si ritorna all'alchimia, non c'è ricerca senza Opera, non c'è Opera che sia solo materiale. Così passano gli anni e tra le padelle che sfrigolano ci si trova trasmutati, grumi di energia, giorno dopo giorno che si fanno consistenti. postato da: Tristanbantam | 16:09
| commenti (5) mercoledì, 16 gennaio 2008
Cose che non cambiano Ho sedici anni, è inverno. Fuori é neve silenzio notte. La stanza piena di fumo. Scrivo. Poesie banali. Di giorno cucino. Di notte scrivo poesie banali e fumo sigarette. Un po' sogno, un po' ricordo. La notte rubo un pezzo di vita a me stesso. Me lo regalerò più avanti nel tempo. Ho trentacinque anni e fuori è neve silenzio notte e montagna d'inverno appena diversa da allora. Scrivo poesie banali. Sogno o ricordo, qui le cose si fanno confuse. C'è sempre una ragazza e un'inquietudine e questo si sa. Ancora rubo sonno, rubo tempo al sonno e vita. Da qualche parte ad est sento l'alba scivolarmi addosso. Ancora cucino e scrivo poesie banali la notte. Ho sogni ancora. Sono fatti di lontananza e di futuro incerto. Sono sogni che hanno il gusto della possibiltà e dell'altrove, del non ora non qui. E sono ricordi. Con la stessa natura, di mondi sfiorati, colti con mano incerta e custoditi dalle parti del cuore. Ci sono gesti a cui mi aggrappo mentre scivolo nel sonno. Ciò che in veglia li ha resi evanescenti ora me li restituisce densi di significato. Col tempo ho imparato gli scherzi che insieme sanno ordire la notte e la memoria. C'è sempre un tratto di strada percorso insieme, un'istante in cui nella distanza una mano sfiora un'altra mano e poco importa quuello che si sa. Poi arriva la notte, le poesie banali. E una stanza piena di fumo. postato da: Tristanbantam | 02:21
| commenti (5) domenica, 23 dicembre 2007
Aperitivo con amusebouche Carpaccio di gamberi rossi, spuma di cannellini, granita al rosmarino Ciambelline ai cardi con tuorlo d'uovo cremoso in panure alle erbe Ravioli di grano saraceno al boudin e porri dolci su crema di patata Risotto alle erbe profumate e limone Filetto di cervo in crosta di semi di papavero e miglio, Tortino morbido al cioccolato e caffé in cialda croccante postato da: Tristanbantam | 23:40
| commenti (8) domenica, 09 dicembre 2007 La cicatrice sta sulla guancia sinistra. E' una linea irregolare e leggermente gonfia che non toglie nulla alla bellezza di Malika. postato da: Tristanbantam | 18:22
| commenti (10) mercoledì, 10 ottobre 2007
Oggi mentre preparavo i ravioli pensavo a come la mia vita ultimamente assomigli a quei film francesi senza colonna sonora, con pochi dialoghi e la sensazione di qualcosa di incombente. In sottofondo solo rumore bianco. In superficie gesti che si ripetono. La stessa strada, gli animali morti ogni mattina, uccisi dalle macchine nella notte. Poi un caffè due caffé tre caffé quattro caffé e intanto le mani che spelano tagliano disossano impastano plasmano e il caldo il caldo il caldo... Nel pomeriggio leggo Izzo e sogno il mare, e un caldo diverso da quello di una cucina.
postato da: Tristanbantam | 23:02
| commenti (10) domenica, 30 settembre 2007
E' quasi arrivata l'ora di tornare, il ficus sarà ancora lì, chiuso tra le mura della medina. postato da: Tristanbantam | 22:26
| commenti (6) martedì, 25 settembre 2007
Poi viene il silenzio. Che anche di questo sono fatte le parole. Di ammutolimento. Che si ha bisogno di ascoltare e guardare e pensare lasciando che la terra faccia un altro giro che il vino maturi, che tutto passi senza che l'aver detto o meno, senza che l'aver taciuto o l'aver parlato cambi qualcosa. Ci sono stagioni che le parole si ritirano. Come animali del deserto s'acquattano sotto una pietra ad aspettare la pioggia che verrà, se verrà. Se ne stanno lì, non sono scomparse né perdute, solo vivono d'ombra mentre tutto attorno è luce. Ci sono giorni che durano anni e cominciano per caso senza una ragione precisa, senza una data di scadenza. Ci sono parole che segnano le nostre vite e vanno e vengono come nuvole, come gli amici, come i ricordi, che a seguirle ti portano in strada e ti fanno puntare il naso verso il cielo perchè loro prima di te hanno avvertito l'odore della pioggia. Dov'ero? Ero qui. Non mi son mosso. Avevo le mani sempre sporche di farina, più del solito, e pensieri sempre più semplici, e difficoltà a dire, anche solo di tanto in tanto quei pensieri semplici. Ero qui, così vicino da potermi sfiorare, tra le colline, nelle fioriture dell'acacia prima, nell'uva da raccogliere adesso, che farà vino buono. Ero qui, eppure sì, hai ragione, ero così distante da essere invisibile persino a me stesso. E avrei cose da raccontare, ma mi basta essere qui ed essere intero. Sai, non mi sono più fermato. E' così che mi prendono le cose, come una fottuta febbre. E da un anno a questa parte sono almeno sessanta ore di lavoro ogni settimana. Senza soste. A cucinare sempre meglio, ad esplorare le tavole di quelli che cucinano meglio, a riflettere su cibo e comunicazione, a rimettere ancora una volta in discussione tutto quello che so, a studiare procedimenti e ricette, ad assorbire ed elaborare, a sognare anche, sì, soprattutto a sognare. E il sogno in fondo è quello di un cuoco, che tutto questo silenzio, che tutta questa fatica, si traducano un giorno nell'espressione di stupore, nell'emozione muta di chi in un suo piatto ha ritrovato qualcosa di più delle parole che parevano perdute. postato da: Tristanbantam | 23:46
| commenti (6) martedì, 24 ottobre 2006 A Laayoune di colpo capisco di essere arrivato da qualche parte. Una città nel Sahara Occidentale, senza niente di particolare da offrire che non sia il segno per me della distanza. Un'isola nel niente per centinaia di chilometri a sud e a nord. Un'isola a forma di città, popolata di funzionari Onu che girano su imponenti macchine bianche. Una lontananza in cui arrivare a sognare un sogno. Un sogno vero che quando ti svegli sai che qualcosa ancora una volta è cambiato. postato da: Tristanbantam | 22:26
| commenti (27) mercoledì, 04 ottobre 2006
In alto a sinistra Il primo libro di Erri De Luca che lessi anni fa fu proprio In alto a sinistra, il titolo indicava il principio della scrittura nella nostra tradizione, il punto in cui il nostro sguardo inizia il viaggio fra le lettere, l'incanto della parola che nelle sue pagine assume una consistenza che ti induce a rallentare, a non trascurare nulla, a riflettere e meditare sul senso. postato da: Tristanbantam | 16:34
| commenti (15) mercoledì, 27 settembre 2006
Mi è passato accanto con cautela. Era forse la prima volta per entrambi. Trovarsi a così breve distanza. La sua paura controllata, la mia emozione trattenuta. L'ho fotografato lentamente, nell'ultima foto si volta a guardarmi. Prima di partire in corsa, leggero come una piuma. postato da: Tristanbantam | 22:21
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